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Giovedì, 12 Maggio 2022 17:59

L’aborto sarà abolito negli Stati Uniti?

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Esiste la concreta possibilità che la Corte Suprema degli Stati Uniti abolisca la famigerata sentenza Roe vs Wade del 1973 che legalizzò l’aborto in tutto il Paese, a cui seguì nel 1992 un’altra storica sentenza dello stesso tenore: Planned Parenthood v. Casey.

Il solo fatto che questa possibilità sia reale è già di per sé una cosa enorme.

Tempo fa la Corte venne chiamata a vagliare la costituzionalità di una legge del 2018 del Mississippi la quale prevede la possibilità di vietare l’aborto dopo la 15esima settimana di gestazione.

Nei giorni scorsi, fatto grave, sui media ha iniziato a circolare la prima bozza di proposta di voto della Corte per cancellare le due sentenze appena citate.

Questo documento – redatto dal giudice Samuel Alito a febbraio – ha ricevuto il placet di altri quattro giudici repubblicani che siedono presso la Corte, dando quindi una maggioranza virtuale di 5 a 4 a favore dei conservatori.

Questa fuga di notizie sembrerebbe architettata da qualcuno a sinistra proprio per danneggiarne l’iniziativa.

Infatti ora, prima di arrivare al verdetto finale atteso tra un paio di mesi, ci sarà tutto il tempo per aizzare le piazze, mobilitare i media e spingere il Congresso a varare una norma che legittimi l’aborto in tutto il Paese tramite una legge federale.

Soprattutto, dal momento che quest’ultima possibilità non sembra essere a portata di mano, il dibattito sarà utilizzato per radicalizzare il proprio elettorato e portarlo in massa a votare alle elezioni di metà mandato, a novembre, quando si chiederà agli americani di rinnovare o meno i 435 membri della Camera dei rappresentanti e un terzo dei 100 membri del Senato.

Ma cosa dice il testo della bozza?

«Riteniamo […] che la Costituzione non attribuisca il diritto all’aborto. Roe e Casey devono essere annullate. È tempo di dare ascolto alla Costituzione e l’autorità di regolamentare l’aborto deve essere restituita al popolo e ai suoi rappresentanti eletti».

Il prof. Tommaso Scandroglio spiega così questo passaggio:

«se anche la Corte buttasse nel cestino queste due sentenze, l’aborto non diventerebbe automaticamente reato in tutta la Nazione, ma “semplicemente” la sua disciplina verrebbe demandata ai parlamenti dei singoli stati, parlamenti che, ad oggi, hanno dovuto legiferare in materia rispettando i vincoli giuridici presenti nelle sentenze Roe e Casey. E quindi alcuni stati probabilmente continuerebbero a legittimare l’aborto pienamente, altri lo permetterebbero ma prevedendo alcuni vincoli e altri ancora, forse, lo vieterebbero in toto».

Il giudice Alito sottolinea inoltre che il presunto diritto ad abortire non è presente nella tradizione giuridica americana:

«il diritto all’aborto non è profondamente radicato nella storia e nelle tradizioni della Nazione», anche perché esiste «una tradizione ininterrotta di proibire penalmente l’aborto […] dai primi giorni della Common law fino al 1973. […] Fino all’ultima parte del 20° secolo, nella legge americana non c’era nessun puntello per avvalorare un diritto costituzionale ad abortire. Zero. Nessuno. Nessuna disposizione costituzionale statale aveva riconosciuto un tale diritto».

Sempre l’ottimo Scandroglio fa presente:

«In questa bozza due sono le notizie più dirompenti: la decisione di annullare Roe e Casey e, aspetto non molto sottolineato dai media, l’indicazione dei principi costituzionali a cui si dovranno attenere i legislatori dei singoli Stati affinché la normativa statale sull’aborto non sia incostituzionale».

La Corte elenca i seguenti principi:

«Il rispetto e la preservazione della vita prenatale in tutte le fasi dello sviluppo, la tutela della salute e della sicurezza della madre, l’eliminazione di procedure mediche particolarmente raccapriccianti o barbare, la conservazione dell’integrità della professione medica; la mitigazione del dolore fetale, la prevenzione della discriminazione sulla base della razza, del sesso o della disabilità».

Si tratta, a ben leggere, di elementi importantissimi perché potranno portare all’abrogazione di molte leggi statunitensi sull’aborto e ad impedire che ne vengano varate altre in futuro.

Intanto, come dicevamo, è scoppiata la “democratica” furia abortista:

•    Scoppiate proteste in diverse città, da Los Angeles a New York.
•    Distrutto un centro di aiuto alla vita a Portland.
•    Vandalizzata una chiesa in Colorado.
•    Pubblicati gli indirizzi delle abitazioni dei giudici che hanno aderito alla bozza anti-aborto.
•    Gruppi abortisti che chiamano a protestare nelle chiese e davanti alle case dei giudici.

E intanto l’Amministrazione Biden sta a guardare compiaciuta.

Lo scontro si preannunzia incandescente e non solo a parole. La posta in gioco è molto alta, anche perché la percentuale di americani che si sono schierati a favore dei nascituri negli anni è cresciuta.

Vedremo alla fine se questa bozza passerà così com’è o se verrà modificata.

Intanto, tutti noi dobbiamo trarre una lezione anche per le nostre battaglie casalinghe: possono trascorrere 20, 30 o anche 50 anni. Ma alla fine arriveremo ad abrogare la Legge 194 sull’aborto.

Per farlo però, è necessario non smettere mai di sostenere tutte quelle realtà, come Generazione Voglio Vivere, che da decenni mantengono alta l’attenzione sul tema sensibilizzando l’opinione pubblica e portando avanti campagne in favore della vita e contro l’aborto.

Solo insieme riusciremo a ribaltare la situazione.

 

 

Samuele Maniscalco
Responsabile Campagna Generazione Voglio Vivere

 

Letto 159 volte Ultima modifica il Martedì, 17 Maggio 2022 12:52

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