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Giovedì, 02 Dicembre 2021 14:24

Il caso Mario e l’eutanasia sdoganata!

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Forse una persona morirà in Italia per eutanasia.

Se così accadrà, si aprirebbe una pericolosa breccia verso l’abisso eutanasico anche nel nostro Paese.

Ma andiamo con ordine.

Il caso è quello di Mario, nome di fantasia di un 43enne marchigiano rimasto tetraplegico a seguito di un incidente stradale avvenuto una decina d’anni fa.

L’uomo invoca da tempo di morire.

Chiede all’Area Vasta dell’Asur (l’Azienda sanitaria unica regionale delle Marche) di verificare la sussistenza delle condizioni per accedere al suicidio assistito indicate dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale per il caso del dj Fabo.

L’Asur però nega il consenso. Così l’uomo, appoggiato dalla solita Associazione Luca Coscioni intenta a sfruttare il caso per chiedere una legge sull’eutanasia, propone un ricorso d’urgenza.

Ricorso che però viene respinto.

Il Tribunale argomenta, sulla base della sentenza della Consulta, che il personale sanitario ha la possibilità, ma non il dovere, di far morire un paziente se quest’ultimo lo richiede.

Ma l’iter giudiziario va avanti: i Radicali, tramite un’udienza di reclamo del maggio scorso, riescono ad ottenere che l’Asur dovrà verificare i requisiti per mezzo di un Comitato etico.

L’Asur dunque si attiva e chiede il parere al Comitato etico regionale. Il quale, tuttavia, al contrario di quanto afferma gran parte della stampa, non firma l’autorizzazione a procedere con il suicidio assistito del 43enne tetraplegico.

Le motivazioni del mancato consenso del Comitato etico le spiega un comunicato del Centro Studi Rosario Livatino (1):

«...nella confusione normativa attuale, se un qualsiasi Comitato etico avesse autorizzato un suicidio assistito avrebbe violato la legge, poiché sarebbe andato oltre le competenze che le varie disposizioni gli riconoscono».

Eppure, più delle sentenze e dei pareri, a fare la storia è spesso la narrazione dominante, determinata dai media.

Sulla vicenda di Mario, la narrazione dominante indica che l’uomo ha ricevuto l’autorizzazione al suicidio assistito dal Comitato etico e che ora si attende solo una decisione sulla modalità di esecuzione della pratica.

Come spiega Tommaso Scandroglio su La Nuova Bussola Quotidiana (2), «l’esito di questa vicenda appare scontato: la morte del povero Mario. Se abbiamo una Corte costituzionale che dice sì all’aiuto al suicidio e se abbiamo un disegno di legge sul suicidio assistito che per indicazione della stessa Corte deve essere approvato, non vorrete credere che chi voglia morire con l’aiuto di terzi non possa farlo?».

La pratica, come rileva Scandroglio nello stesso articolo, fa cultura: «quindi dopo il primo caso di Mario più facilmente ne seguiranno altri, in ossequio al famoso principio del piano inclinato».

Allora non resta, caro sostenitore, di esercitare una contro-cultura che inneggi alla Vita e che si batta per la Vita.

Possiamo ancora evitare che il caso di Mario diventi un precedente. Dipende dalle nostre preghiere e dalla nostra perseveranza nell’affermare pubblicamente, in ogni sede, il valore della Vita.

Frenare e spostare il piano inclinato è possibile!

 

Samuele Maniscalco
Responsabile Campagna Generazione Voglio Vivere

 

 

1) Suicidio assistito: chi lo ha mai autorizzato? - Centro Studi Rosario Livatino, 23/11/2021

2) Mario e il suicidio assistito, pratica cattiva che farà cultura – La Nuova Bussola Quotidiana, 24/11/2021

 

Letto 476 volte Ultima modifica il Giovedì, 02 Dicembre 2021 14:33

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